domenica 22 marzo 2009

Viabilità a Cernusco, una ferita sempre aperta!


La questione San Francesco ha riaperto una ferita mai curata. Il quartiere sud paga l'assenza di un arteria a ovest della città dove dirottare il traffico passante. Chi proveniente da Segrate, Pioltello etcc...e diretto a Cologno, Brugherio etc....e viceversa, è obbligato a passare in via Leonardo da Vinci. La strada più a ovest di Via Leonardo da Vinci è in centro Vimodrone. un assurdo. Non è possibile pensare che città da 30.000 abitanti e più, molto vicine tra loro, alle porte di Milano, non abbiano strade laterali che non incidano sulla circolazione interna. A est c'è Via Mazzini e la tangenzialina , ma a ovest nulla. Una soluzione in questo senso alleggerirebbe il traffico anche su via Don Milani dove ci sono le scuole. Queste vie vengono percorse dalle automobili per tagliare un pezzo di Via L. da Vinci, che si ritrova percorsa tutto il giorno da chi deve entrare in città ma anche e soprattutto da chi di Cernusco non interessa nulla se non come passate obbligato per portarsi dall'altra parte.
Il problema c'è da sempre. Chi saprà risolverlo?

Claudio

Videosorveglianza a Cernusco e relativa segnaletica


In riferimento al sistema di videosorveglianza, penso che lo scopo di questo “grande fratello” sia quello di prevenire più che curare, ossia far presente al passate che in quella zona c’è un sistema di videosorveglianza.
Di conseguenza occorre che i cartelli che ne segnalano la presenza siano ben visibili.
Mi sembra altresi corretto sottolineare che è diritto dei cittadini essere a conoscenza delle riprese a cui sono sottoposti.

I cartelli esposti a Cernusco sono in formato A4. Possiamo dire che sono invisibili?
Occorre cercarli per trovarli, quando invece dovrebbero essere loro a cercare te.

Ecco in allegato un cartello di segnalazione telecamere che si trova a Milano sulla circonvalazione (zona navigli)

Perché Cernusco ha scelto cartelli di così piccole dimensioni?

Claudio

giovedì 19 marzo 2009

Il potere vuole il popolo bue. La televisione è già un anestetico. Con la rete come faranno?

Ecco un video, che al di là del colore, ricorda un rischio reale che è già realtà.
L'uso della televisione come mezzo politico per "gestire" le coscienze e non come strumento di libertà.
Chi vince le frequenze, Europa 7 non può utilizzarle, e chi le ha occupate abusivamente e dovrebbe liberarle è ancora li.
Tutto l'iter della querelle è nota. Ed è noto che chi chiede giustizia viene considerato fazioso.
Berlusconi è furbo e conosce benissimo l'importanza della televisione.
C'è stato un momento in cui la legge poteva venire rispettata. Ma anche il centro sinistra che poteva rimettere le cose a posto nel primo dei due governi Prodi-D'Alema non lo ha fatto. Perchè?
Riprendete VIVA ZAPATERO di Sabrina Guzzanti. Quache traccia c'è.

Il rischio che dopo la tv il bavaglio possa toccare alla rete c'è.
La rete, e la globalizzazione hanno spiazzato anche i potenti che però non possono permettersi di perdere la partita.
Istruzione e cultura da cosa di pochi è diventata cosa di tutti.
Il potere non gradisce che la persona pensi con la propria testa.
Istruzione e informazione sono gli accessi alla libertà di pensiero.
Guardiamo che fine sta facendo la scuola pubblica e che cosa è la televisione di stato e commerciale.
Ognuno si organizzi e liberi la propria vita dal perbenismo e dalla commercializzazione della propria esistenza.

Auguri
Claudio


p.s. ecco il video. Povero Fede

domenica 15 marzo 2009

Aggiornamento su Via San Francesco.

Su semplice comune cittadino l'assessore Rosci sulla questione di Via San Francesco ne parla in questi termini: "stiamo valutando".
Le stesse parole dette a ottobre scorso quando ho chiesto chiarimenti :"stiamo valutando"
Le stesse parole suppongo pensate quando all'inizio dell'anno scorso è stato distribuito nelle case il volantino che spiegava i lavori in corso sulla padana: "stiamo valutando".
Mi sembra che a fronte di un problema reale una risposta sia dovuta più del semplice "stiamo valutando".

Condivido con voi due iniziative per avere una risposta precisa in merito.
1. una mia interrogazione al prossimo consiglio comunale.( penso sia dovuta)
2. la richiesta di un incontro tra Sindaco e Assessore con gli abitanti della via inclusi i frequentatori dell'oratorio Paolo VI

Che ne pensate?
Buona settimana
Claudio

Qualche spunto alla ricerca della felicità

Si rileva sempre più interessante il libro LA CONQUISTA DELLA FELICITA' di Beltrand Russell che sto leggendo in questi giorni.

Siamo ai capitoli dell'Invida, che con la gelosia è una delle più forti cause di infelicità.

Di tutte le caratteristiche della norale natura umana l'invidia è la più deprecabile; non soltanto la persona invidiosa desidera far del male e mette in atto il suo desiderio, se può farlo impunemente, ma l'invidia rende infelice anche lei. Invece di trovar piacere in ciò che ha, soffre per quello che gli altri hanno.....Per fortuna, però, vi è nella natura umana una passione compensatrice, cioè quella dell'ammirazione. Chiunque desideri accrescere la felicità, deve desiderare di veder crescere l'ammirazione e diminuire l'invidia....L'invidia è strettamente connessa alla copetizione.....

Il senso della colpa...............si tratta di una tra le più importanti cause patologiche di infelicità nella vita dell'uomo adulto.Vi è una tradizionale psicologia religiosa del peccato che nessuno psicologo moderno può accettare.......noi sappiamo che la coscienza assume aspetti diversi in diverse parti del mondo, e che, genericamente parlando, si accorda ovunque con il costume della comunità....l'origine di tutto ciò , praticamente in ogni caso, èl'insegnamento morale impartito all'uomo prima dell'età di sei anni.......l'uomo idealmente virtuoso dovrebbe essere un uomo che permette di godere tutte le cose buone,, purchè nessuna danosa conseguenza faccia da contrappeso a tale godimento..............



Capire ciò che nel' educazione della nostra infanzia e gioventù ha macchiato la bellezza coprendoci di precetti, liberarci da tutti quei sensi di colpa che non sono altro che relativizzazione culturale per godere delle gioie della vita propria e altrui.


Ecco il mio augurio per te.

Claudio

Divisioni. Mai in natura



Le divisioni date dal colore della pelle e dalla nazionalità non sono in natura, ma solo nella deformazione della vita sociale.
Per rimanere aggiornati sulle fatiche, ma anche sulle cose positive, che debbano fare persone come noi, per il solo fatto di essere nati in un altro paese ti consiglio Metropoli, l'inserto che ogni domenica esce con Repubblica.

Buona lettura

Testamento biologico. Non abbassiamo la guardia

Deluso dal pasticcio all'interno del PD in commissione Sanità dove il partito si è spaccato, concedendo il via libera al relatore del Pdl Calabrò per quanto riguarda il ddl sul testamento biologico, mi consolo pensado che di là dalle Alpi accade sul fronte religioso ciò che non ti aspetti.
Leggo ora su Adista n°29 del 14 marzo l'articolo LA CHIESA, DUE PAESI E DUE MISURE, un articolo in cui si sottolinea come in Germania la Chiesa Cattolica sostenga una dichiarazione anticipata di trattamento che contepli sia "l'eutanasia passiva" che "l'eutanasia indiretta."
Riporto l'ultimo pezzo dell'articolo, che su richiesta ti posso inviare, essendo abbonato ad ADISTA non solo con il cartaceo ma anche on-line

Eccolo
La Chiesa cattolica tedesca pertanto non solo riconosce la legittimità etica dell’“autodeterminazione della persona in ordine alla propria morte”, ma giudica anche “eticamente lecite” omissioni (“eutanasia passiva”) e azioni (“eutanasia indiretta”) che permettano al malato che lo desideri di compiere “naturalmente” il suo ciclo vitale. In Italia solo il cardinale Martini era, già due anni fa, sulla strada giusta quando, dopo la morte di Piergiorgio Welby - ma subito corretto dall’allora presidente della Cei, cardinale Ruini -, invitava a “non trascurare la volontà del malato” e a “distinguere tra eutanasia e astensione dall’accanimento terapeutico, due termini spesso confusi”. Bisogna andare oltre, se si vogliono garantire e rispettare, in uno Stato laico, i diritti e le libertà della persona con la sua dignità, che sono “diritti” e “libertà”: nessuno è costretto a servirsene se la sua coscienza, per non dire il Catechismo, non glielo consente. Bisogna distinguere, anche in Italia, entro il termine “eutanasia”, quella “attiva” da quella “passiva” e “indiretta”, come usa oltre confine.

Perchè insisto su questo argomento? Perchè ritengo sia iportante difedere la nostra vita dall'ingerenza dello stato e della religione con una legge che garantista l'ultima parola della propria esistenza al protagonista della stessa.
Ossia se stessi.

Tornando all'inizio del mio pezzo considero penoso il comportamento del mio partito, il PD, che da un lato si dichiara democratico e riformista , ma dall'altro non rispettoso dei diritti basilari della persona,non riuscendo a difedere fino ai denti in commissione una importante scelta di libertà, opponendosi alla scelta del relatore del Pdl. I numeri c'erano se non si fosse "addolcita" la nostra posizioe cambiando il nostro capogruppo in commissione. Hanno tolto il sen. Ignazio Marino, baluardo dell'autodeterminazione dell'individuo, per inserire una quasi teodem Dorina Bianchi, proveniente dall'UDC.
Mai scelta più scellerata su un tema così delicato è stata compiuta in nome del buonismo e della quiete.
Sarà lo stesso buonismo e la stessa quiete che ci porterà dritto dritto nel baratro dell'inconsisteza se non verrano fatte scelte importanti su qui costruire una politica realmente riformista, deocratica e personalistica.

Un tema come questo non è da sottovalutare, anzi crea le condizioni di appartenenza ad una forza politica.

Claudio

sabato 14 marzo 2009

Giovanni 4 capolavoro della relazione cristiana

Domenica scorsa, prima di Quaresima, nella chiesa Ambrosiana si è letto il Vangelo di Giovanni cap. 4, conosciuto come il brano della Samaritana.

Giunse pertanto ad una città della Samaria chiamata Sicàr, vicina al terreno che Giacobbe aveva dato a Giuseppe suo figlio: qui c`era il pozzo di Giacobbe. Gesù dunque, stanco del viaggio, sedeva presso il pozzo. Era verso mezzogiorno. Arrivò intanto una donna di Samaria ad attingere acqua. Le disse Gesù: "Dammi da bere". ".
Giovanni 4,5-7

Sono innamorato di questo passo.
A mio parere questo brano, è il capolavoro della relazione cristiana.
Gesù incontra una donna samaritana di cui conosceva in cuor suo il presente e il passato. E cosa fà appena la incontra?
Teniamo presente che lui è un Rabbino e lei una donna Samaritana! Immaginate il contesto del tempo. Gesù non aveva un solo motivo per rivorgerle neppure una parola.
Ma lui: Dammi da bere!
Ma che fà?! E’ forse impazzito?
Lui Rabbi, chiedere da bere a una donna samaritana? Lui che potrebbe inondare di acqua il deserto?!
Eppure lui chiede da bere! In questa richiesta rilevo il desiderio amorevole di Gesù di conoscere la donna per quello che è.
Traggo da qui la prima regola della relazione cristiana, ossia un accoglienza incondizionata, senza se e senza ma.
Un’ accoglienza che è per prima cosa ascolto, conoscenza e comprensione.
E nel chiedere da bere, sapendo in cuor suo chi fosse quella donna, "samaritana e peccatrice", viene sottolineata la bellezza di un ascolto che non giudica e che si fà compagnia fino alla di lei testimonianza.


La donna intanto lasciò la brocca, andò in città e disse alla gente: "Venite a vedere un uomo che mi ha detto tutto quello che ho fatto. Che sia forse il Messia?".
Giovanni 4,28-29

Ascolto, conoscenza, comprensione e non giudizio, sono gli ingredienti per una sana relazione.

Ciao
Claudio

venerdì 13 marzo 2009

Calcio a Cernusco

E' tempo di utilizzare le energie non per continue querele ma per formare una squadra di alto livello sia per quanto riguarda la prima squadra ma soprattutto per quanto riguarda il settore giovanile. Unire gli sforzi fino a pensare ad una fusione, richiamando in gioco i giocatori che hanno fatto grande la storia calcistica di Cernusco.
Scrivo questo pensando all'ultima contesa tra A.C Cernusco e Olimpic Calcio Cernusco
Nessuna sfida è impossibile.
Meno che mai quella che porta alla pace.......calcistica.

gargacalcio

martedì 10 marzo 2009

LA CHIESA E LA BIOETICA NON C'È FEDE SENZA LIBERTÀ

Le gerarchie cattoliche sottolineano spesso che i loro interventi sui temi bioetica sono condotti sulla base della ragione e riguardano temi di pertinenza della ragione, legati alla vita di ognuno, non dei soli cristiani. Per questo, aggiungono, tali interventi non costituiscono un`ingerenza negli affari dello stato laico. Scrive per esempio il recente documento Dignitas persone che la sua affermazione a proposito dello statuto dell`embrione è «riconoscibile come vera e conforme alla legge morale naturale dalla stessa ragione» e che quindi, in quanto tale, «dovrebbe essere alla base di ogni ordinamento giuridico». Allo stesso modo molti politici cattolici rimarcano nei loro interventi sulle questioni bioetiche che parlano non in quanto cattolici ma in quanto cittadini. Va quindi preso atto che le posizioni cattoliche sulla bioetica, sia nel metodo sia nel contenuto, si propongono all`insegna della razionalità. Se questo è vero, se si tratta davvero di argomenti di ragione per i quali «mestier non era parturir Maria» (Purgatorio 111,39), allora le posizioni della Chiesa gerarchica sulla bioetica sono perfettamente criticabili da ogni credente. L`esercizio della ragione è per definizione laico, non ha a che fare con l`obbedienza della fede e il principio di autorità. Chi ragiona, convince o non convince per la forza delle argomentazioni, non per altro. Per questo vi sono non-credenti che approvano gli argomenti razionali delle gerarchie convinti dalla coerenza del ragionamento, per esempio gli atei devoti.

Ma sempre per questo vi sono credenti che, non convinti dal ragionamento, non approvano tutti gli argomenti razionali delle gerarchie in materia di bioetica. Deve essere chiaro quindi (se davvero la base dell`argomentazione magistrale è la ragione) che la posizione critica di alcuni credenti verso il magistero bioetico è del tutto legittima. Se la gerarchia gradisce la convergenza degli atei devoti in base alla sola ragione, allo stesso modo, sempre in base alla sola ragione, deve accettare (se non proprio gradire) la divergenza di alcuni credenti, peraltro non così pochi e privi di autorevolezza. Sempre che, ovviamente, le gerarchie non pensino che la razionalità valga solo "fuori" dalla Chiesa e non anche al suo interno, dove vale invece solo l`autorità, istituendo una specie di disciplina della doppia verità. E sempre che le medesime gerarchie amino davvero la razionalità e che il richiamarsi ad essa non sia invece un trucco tattico (come io credo non sia). In realtà nessuno può chiedere obbedienza sugli argomenti di ragione perché l`obbedienza viene da sé, come di fronte a un risultato di aritmetica o a una norma morale fondamentale.

Per questo io penso che agli argomenti di ragione occorrerebbe lasciare maggiore duttilità, visto che la ragione, da che mondo è mondo, esercita il dubbio, soppesai pro e i contro, e per questo vede grigio laddove invece altri (che non amano la calma della ragione ma forme più nervose di autorità) vedono solo bianco o solo nero. Intendo dire che proprio il richiamo alla ragione da parte delle gerarchie cattoliche dovrebbe indurre a una maggiore relatività del proprio punto di vista di fronte alla complessità dell`inizio e della fine della vita alle prese con le possibilità aperte dal progresso scientifico. La cautela è tanto più auspicabile se si prende atto della storia. La Chiesa dei secoli scorsi infatti non è stata in grado di interpretare sapientemente l`evoluzione sociale e politica dell`occidente, finendo per condannare pressoché tutte quelle libertà democratiche che ora, invece, essa stessa riconosce: libertà di stampa, libertà dì coscienza, libertà religiosa e in genere i diritti delle democrazie liberali. Allo stesso modo, a mio avviso, le odierne posizioni della gerarchia corrono il rischio di non capire la rivoluzione in atto a livello biologico, respinta con una serie di intransigenti no, pericolosamente simili a quelli pronunciati in epoca preconciliare contro le libertà democratiche. Ora io mi chiedo se tra cento anni i principi bioetici affermati oggi con granitica sicurezza dalla Chiesa saranno i medesimi, o se invece finiranno per essere rivisti come lo sono stati i principi della morale sociale. Siamo sicuri che la fecondazione assistita (grazie alla quale sono venuti al mondo fino ad oggi più di 3 milioni di bambini, di cui centomila in ltalia) sia contraria al volere di Dio?

Siamo sicuri che l`uso del preservativo (grazie al quale ci si protegge dalle malattie infettive e si evitano aborti) sia contrario al volere di Dio? Siamo sicuri che il voler morire in modo naturale senza prolungate dipendenze da macchinari, compresi sondini nasogastrici, sia contrario al volere di Dio? E per fare due esempi concreti legati a precise persone: siamo sicuri che si sia interpretato bene il volere di Dio negando i funerali religiosi a Piergiorgio Welby perché rifiutatosi di continuare a vivere dopo anni legato a una macchina? E siamo sicuri che si sia interpretato il volere di Dio chiamando "boia" e "assassino" il signor Englaro, salvo poi aggiungere, non so con quale dignità, di pregare per lui? Mi chiedo se tra cento anni (espero anche prima) i papi difenderanno il principio di autodeterminazione del singolo sulla propria vita biologica, così come oggi difendono il principio di autodeterminazione del singolo sulla propria vita di fede (la quale peraltro perla dottrina cattolica è sempre stata più importante della vita biologica). Se si riconosce alla persona la libertà di autodeterminarsi nel rapporto con Dio, come fa la Chiesa cattolica a partire dal Vaticano II, quale altro ambito si sottrae legittimamente al principio di autodeterminazione?

Non ci possono essere dubbi a mio avviso che questo principio vada esteso anche al rapporto del singolo con la sua biologia. I cattolici intransigenti che oggi parlano della libertà di autodeterminazione definendola "relativismo cristiano" dovrebbero estendere l`accusa al Vaticano II il quale afferma che «l`uomo può volgersi al bene soltanto nella libertà» (Gaudium et spes 17). La realtà è che non è possibile nessuna adesione alla verità se non passando per la libertà. È del tutto chiaro per ogni credente che la libertà non è fine a se stessa, ma all`adesione al bene e al vero; ma è altrettanto chiaro che non si può dare adesione umana se non libera. Dalla libertà che decide non è possibile esimersi, e questo non è relativismo, ma e il cuore del giudizio morale.


9-3-2009, Vito Mancuso, La Repubblica

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Grazie per i commenti lasciati. Vi chiedo una cortesia, lasciate la vostra firma, un riferimento, almeno il nome, magari la mail. La vita non è solo questione di merito e di metodo, ma anche e soprattutto una questione personale. Le cose che si dicono, come si dicono, acquistano sapore se riferite a un volto, a un nome.Ciao Claudio.



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