domenica 15 marzo 2009

Testamento biologico. Non abbassiamo la guardia

Deluso dal pasticcio all'interno del PD in commissione Sanità dove il partito si è spaccato, concedendo il via libera al relatore del Pdl Calabrò per quanto riguarda il ddl sul testamento biologico, mi consolo pensado che di là dalle Alpi accade sul fronte religioso ciò che non ti aspetti.
Leggo ora su Adista n°29 del 14 marzo l'articolo LA CHIESA, DUE PAESI E DUE MISURE, un articolo in cui si sottolinea come in Germania la Chiesa Cattolica sostenga una dichiarazione anticipata di trattamento che contepli sia "l'eutanasia passiva" che "l'eutanasia indiretta."
Riporto l'ultimo pezzo dell'articolo, che su richiesta ti posso inviare, essendo abbonato ad ADISTA non solo con il cartaceo ma anche on-line

Eccolo
La Chiesa cattolica tedesca pertanto non solo riconosce la legittimità etica dell’“autodeterminazione della persona in ordine alla propria morte”, ma giudica anche “eticamente lecite” omissioni (“eutanasia passiva”) e azioni (“eutanasia indiretta”) che permettano al malato che lo desideri di compiere “naturalmente” il suo ciclo vitale. In Italia solo il cardinale Martini era, già due anni fa, sulla strada giusta quando, dopo la morte di Piergiorgio Welby - ma subito corretto dall’allora presidente della Cei, cardinale Ruini -, invitava a “non trascurare la volontà del malato” e a “distinguere tra eutanasia e astensione dall’accanimento terapeutico, due termini spesso confusi”. Bisogna andare oltre, se si vogliono garantire e rispettare, in uno Stato laico, i diritti e le libertà della persona con la sua dignità, che sono “diritti” e “libertà”: nessuno è costretto a servirsene se la sua coscienza, per non dire il Catechismo, non glielo consente. Bisogna distinguere, anche in Italia, entro il termine “eutanasia”, quella “attiva” da quella “passiva” e “indiretta”, come usa oltre confine.

Perchè insisto su questo argomento? Perchè ritengo sia iportante difedere la nostra vita dall'ingerenza dello stato e della religione con una legge che garantista l'ultima parola della propria esistenza al protagonista della stessa.
Ossia se stessi.

Tornando all'inizio del mio pezzo considero penoso il comportamento del mio partito, il PD, che da un lato si dichiara democratico e riformista , ma dall'altro non rispettoso dei diritti basilari della persona,non riuscendo a difedere fino ai denti in commissione una importante scelta di libertà, opponendosi alla scelta del relatore del Pdl. I numeri c'erano se non si fosse "addolcita" la nostra posizioe cambiando il nostro capogruppo in commissione. Hanno tolto il sen. Ignazio Marino, baluardo dell'autodeterminazione dell'individuo, per inserire una quasi teodem Dorina Bianchi, proveniente dall'UDC.
Mai scelta più scellerata su un tema così delicato è stata compiuta in nome del buonismo e della quiete.
Sarà lo stesso buonismo e la stessa quiete che ci porterà dritto dritto nel baratro dell'inconsisteza se non verrano fatte scelte importanti su qui costruire una politica realmente riformista, deocratica e personalistica.

Un tema come questo non è da sottovalutare, anzi crea le condizioni di appartenenza ad una forza politica.

Claudio

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