Te piace 'o presepe? E no che non m' piace, specie quando vedo protagonisti, a fare l'asino e il bue, persone che conosco (Renzo Lusetti, Giuseppe Gambale). Non m' piace proprio ma non mi sorprende. Non mi sorprenderei addirittura se succedesse qualcosa anche a Milano (non mi ha mai convinto il passaggio del pacchetto di azioni della Serravalle da Gavio alla Provincia).
E' in corso lo spurgo. E allora lasciamolo uscire tutto, questo marcio, senza trattenerlo com'è successo in passato. La bonifica morale del centrosinistra era iniziata sì ai tempi di Tangentopoli ma presto, troppo presto, fu bloccata dai gruppi dirigenti di Ds e Ppi/Margherita. Sono loro i responsabili della malsana interruzione. Sono in gran parte le stesse persone che ora guidano il Pd. Pensavano che sarebbe stato troppo doloroso, a livello personale, e troppo pericoloso, a livello politico, riconvertire menti e cuori ai precetti - tanto semplici tanto stringenti - che stanno scritti sul frontone di quel Palazzo da cui tutto partì nel febbraio 1992: honeste vivere, alterum non laedere, suum cuique tribuere. Hanno fatto finta di non conoscere il latino. Hanno continuato come prima, i migliori meglio di prima (vedi la cronaca nera dell'affaire Unipol - Bnl).
Forse siamo nella fase finale di una lunga infezione. E forse può chiarirsi definitivamente la situazione, se la smetteremo di lasciare l'iniziativa ai giudici e ci assumeremo le nostre decisioni. Io auspico una scissione. Quelli come Del Turco (socio fondatore del Pd), che hanno fatto pressapoco come lui, ma soprattutto che la pensano suppergiù come lui, lo seguano nel Pdl. Gli altri, quei due o tre che rimarranno, inizino l'impresa da sempre rinviata, quella di costruire la casa democratica di "giustizia e onestà".
Nella tristezza di questo presepe, c'è del buono nell'essere solo paglia. Non contiamo niente ma possiamo continuare a respirare liberi e belli (il latino "honestas" vuol dire anche "bellezza").
Auguri dolci come una pastiera
Giovanni
Sottoscrivo e condivido il pensiero dell'amico Giovanni Colombo, libero pensatore e consigliere comunale del PD a Milano.
Ciao
Claudio
martedì 23 dicembre 2008
giovedì 18 dicembre 2008
Lanciate milioni di scarpe a Bush, on line

Prendere a scarpate l'uomo più potente del mondo, per poco più di un mese, è una tentazione troppo grossa ed è diventato un videogioco programmato in flash. Mundader al Zaidi, il giornalista lanciatore, ha mancato il bersaglio, grazie ai riflessi di Bush, ma sul sito www.sockandawe.com è possibile imitarlo e migliorare la sua performance. (http://www.rainews24.rai.it/notizia.asp?newsID=89629 )
Un modo simpatico per dire quello che è nella realtà. Una guerra inventata per il nostro bieco interesse. Quanto sangue è costato e costa il nostro pieno di carburante?
ciao
claudio
lunedì 15 dicembre 2008
Carlo Martia Martini e José Luis Rodríguez Zapatero


Sono da poco nella rete di Facebook. Ho scoperto la possibilità di diventare fan. E allora per la serie "testa e cuore", sono diventato fan di due personaggi che sono per prima cosa due Persone. Carlo Maria Martini e José Luis Rodríguez Zapatero. Dio e Cesare. In due persone riscopro le convergenze parallele di "dio e di cesare". Il dio che parla al cuore, Martini, e il cesare che è Politica, Zapatero, nella speranza che anche in Italia ci siano sempre più Martini e sempre più Zapatero.
Claudio
mercoledì 10 dicembre 2008
Omosessualità, cultura e teologia.
Sono giorni questi in cui la tematica dell'omosessualità ritorna in prima pagina.
Un bel film, I segreti di Brokeback Mountain, storia d'amore omosessuale fra due cowboy, è stato tagliato lunedì 8 dicembre su RAI2 nelle scene di affetto tra i due cow-boy.
Caso, distrazione o censura?
La richiesta della Francia all'Onu di depenalizzare l'omosessualità nel mondo, nel 60esimo anniversario della Dichiarazione Universale dei Diritti dell’Uomo, è stata bocciata dal Vaticano.
Non mi scandalizzo più per queste prese di posizione in cui la persona viene schiacciata sotto il peso di un oppressione culturale e religiosa. Sono solo stanco e deluso, indignato e pieno di dolore.
Questa sera cerco rifugio nella teologia e trovo conforto nella rilettura del primo numero di quest’ anno della rivista di teologia internazionale Concilium interamente dedicato all’omosessualità.
Riporto integralmente il pensiero espresso dalla teologa che firma l’editoriale perché , mai come in questo caso, le parole chiariscono un concetto da me condiviso.
Un primo passo per procedere da qui in avanti è fatto la dove – come nel Catechismo della chiesa cattolica (1992) – si dice che le persone omosessuali non possono essere sottoposte a “ingiusta discriminazione” (n.2358) . A prescindere dal fatto che questa formulazione sembra suggerire che esiste anche una discriminazione giusta e giustificata tra le persone, questo riconoscimento è un momento importante. Ma è un passo nella direzione sbagliata: è una mossa verso l’identificazione o il rafforzamento di una categoria segregante.
“Rispetto, compassione, delicatezza” – così il Catechismo – devono essere dimostrati nei confronti degli “omosessuali”. “Compassione” e “delicatezza” sono spesso atteggiamenti per le persone che soffrono una grave mancanza o la cui umanità stessa viene definita una carenza. L’invito al “rispetto” di “tali” persone appare dunque una forma retorica di cui si pretende il rispetto, ma si presuppone anche la disistima. Essa solidifica un essere-altro classificato di qualità morale inferiore e rende possibile la segregazione dei “non normali” tra “noi”.
La teologa Regina Ammicht Quinn, che firma l’articolo, vede una via d’uscita dalla trappola delle singole identità in una “decolonizzazione delle mentalità”.
Tutti noi siamo tanto segnati dalla nostra cultura, e non possiamo perciò dire come il desiderio sessuale si manifestasse “prima di ogni cultura” o “all’inizio”.
E’ risaputo che in tutte le epoche e in tutte le culture sono vissuti donne e uomini che si sono sentiti attratti verso persone del proprio sesso. In questa situazione generale si può senz’altro parlare di una costante del genere umano.
Passo semplicemente alla mia storia personale.
La mia cultura personale e religiosa mi ha formato nel considerare “diversi”, “malati” “ingiustamente discriminati” gli omosessuali a tal punto che se vedevo due uomini baciarsi mi doleva il basso ventre.
Grazie a Dio negli ultimi anni, ho incontrato persone che mi hanno aiutato a slegare la tenerezza cristiana dai legacci dell’ipocrisia.
Ho camminato sulla spiaggia di Barcellona qualche week end fa, e quando ho incontrato due uomini che si baciavano amorevolmente mi sono proprio sentito bene.
Anche io, come la Francia all’Onu, riaffermo il principio di non-discriminazione, il quale richiede che i diritti umani siano applicati in modo eguale a ciascun essere umano senza distinzione di orientamento sessuale e identità di genere.
Ciao.
Claudio
Un bel film, I segreti di Brokeback Mountain, storia d'amore omosessuale fra due cowboy, è stato tagliato lunedì 8 dicembre su RAI2 nelle scene di affetto tra i due cow-boy.
Caso, distrazione o censura?
La richiesta della Francia all'Onu di depenalizzare l'omosessualità nel mondo, nel 60esimo anniversario della Dichiarazione Universale dei Diritti dell’Uomo, è stata bocciata dal Vaticano.
Non mi scandalizzo più per queste prese di posizione in cui la persona viene schiacciata sotto il peso di un oppressione culturale e religiosa. Sono solo stanco e deluso, indignato e pieno di dolore.
Questa sera cerco rifugio nella teologia e trovo conforto nella rilettura del primo numero di quest’ anno della rivista di teologia internazionale Concilium interamente dedicato all’omosessualità.
Riporto integralmente il pensiero espresso dalla teologa che firma l’editoriale perché , mai come in questo caso, le parole chiariscono un concetto da me condiviso.
Un primo passo per procedere da qui in avanti è fatto la dove – come nel Catechismo della chiesa cattolica (1992) – si dice che le persone omosessuali non possono essere sottoposte a “ingiusta discriminazione” (n.2358) . A prescindere dal fatto che questa formulazione sembra suggerire che esiste anche una discriminazione giusta e giustificata tra le persone, questo riconoscimento è un momento importante. Ma è un passo nella direzione sbagliata: è una mossa verso l’identificazione o il rafforzamento di una categoria segregante.
“Rispetto, compassione, delicatezza” – così il Catechismo – devono essere dimostrati nei confronti degli “omosessuali”. “Compassione” e “delicatezza” sono spesso atteggiamenti per le persone che soffrono una grave mancanza o la cui umanità stessa viene definita una carenza. L’invito al “rispetto” di “tali” persone appare dunque una forma retorica di cui si pretende il rispetto, ma si presuppone anche la disistima. Essa solidifica un essere-altro classificato di qualità morale inferiore e rende possibile la segregazione dei “non normali” tra “noi”.
La teologa Regina Ammicht Quinn, che firma l’articolo, vede una via d’uscita dalla trappola delle singole identità in una “decolonizzazione delle mentalità”.
Tutti noi siamo tanto segnati dalla nostra cultura, e non possiamo perciò dire come il desiderio sessuale si manifestasse “prima di ogni cultura” o “all’inizio”.
E’ risaputo che in tutte le epoche e in tutte le culture sono vissuti donne e uomini che si sono sentiti attratti verso persone del proprio sesso. In questa situazione generale si può senz’altro parlare di una costante del genere umano.
Passo semplicemente alla mia storia personale.
La mia cultura personale e religiosa mi ha formato nel considerare “diversi”, “malati” “ingiustamente discriminati” gli omosessuali a tal punto che se vedevo due uomini baciarsi mi doleva il basso ventre.
Grazie a Dio negli ultimi anni, ho incontrato persone che mi hanno aiutato a slegare la tenerezza cristiana dai legacci dell’ipocrisia.
Ho camminato sulla spiaggia di Barcellona qualche week end fa, e quando ho incontrato due uomini che si baciavano amorevolmente mi sono proprio sentito bene.
Anche io, come la Francia all’Onu, riaffermo il principio di non-discriminazione, il quale richiede che i diritti umani siano applicati in modo eguale a ciascun essere umano senza distinzione di orientamento sessuale e identità di genere.
Ciao.
Claudio
sabato 29 novembre 2008
Cordoglio per la scomparsa di Alice
Ricordo Alice l’anno scorso mentre caricava la sua macchina dopo aver smontato un presidio in campagna elettorale.
La ricordo come una bella persona.
La sua prematura scomparsa e il dolore di Rita e Antonello mi lasciano con la morte nel cuore.
In questo momento di grave lutto mi sento vicino alla sua famiglia e a tutti coloro che l’hanno conosciuta.
Claudio
La ricordo come una bella persona.
La sua prematura scomparsa e il dolore di Rita e Antonello mi lasciano con la morte nel cuore.
In questo momento di grave lutto mi sento vicino alla sua famiglia e a tutti coloro che l’hanno conosciuta.
Claudio
martedì 25 novembre 2008
25 novembre 2008 - GIORNATA INTERNAZIONALE CONTRO LA VIOLENZA ALLE DONNE

Le donne non si toccano nemmeno con un fiore…
Il manifesto contestato, “Donna crocifissa”, compare in questi giorni sulle pagine di quotidiani, riviste e siti web, ma non sui muri di Milano per la decisione del Comune di Milano, di bloccarne l'affissione - che era stata richiesta per celebrare il 25 Novembre, Giornata Internazionale contro la violenza alle donne. Il 25 novembre 1960 furono violentate e uccise le sorelle Mirabal, paladine della lotta di liberazione della Repubblica Dominicana dalla dittatura e da allora simbolo internazionale della lotta per l'eliminazione della violenza contro le donne. Una violenza che per molte donne è ancora il pane quotidiano......perché gridano vendetta le 6,743 milioni di donne da 16 a 70 anni vittime di violenza fisica o sessuale nel corso della vita.......
Questo l'inizio dello speciale sulla giornata del 25 novembre che puoi trovare sul sito http://www.deltanews.it/primopiano/novembre08/251108.htm
Sostituire il crocefisso di Cristo con la donna crocefissa dalla violenza non è affatto scandaloso.
E' ricordare una delle tante violenze che si prepetuano tutt'oggi su quel legno che ricorda il dolore e la violenza.
Se con la croce di Cristo si ricordano tutte le violenze, permettimi per un giorno, il 25 novembre, di cambiare il mio crocefisso con quello che ricorda l'infame violenza sul corpo e nell'anima della donna.
lunedì 24 novembre 2008
Le carezze come nutrimento
Abbiamo bisogno di carezze, ne abbiamo bisogno come dell’aria che respiriamo e del cibo di cui ci nutriamo.
Ne abbiamo bisogno nelle relazioni private ma anche in quelle pubbliche e professionali.
“Parlare di carezze significa parlare di riconoscimenti.
Riconoscimento di sé e riconoscimento dell’altro; e poi ancora riconoscimento di sé attraverso il riconoscimento dell’altro.”
E il riconoscimento di sé attraverso il riconoscimento dell’altro è una delle più belle esperienze della vita.
Ma che cos’è una carezza?
“La carezza è tutto ciò che, nella relazione tra due persone, implica uno scambio comunicativo, verbale o no, che comporta una certa dose di emozione, in una o entrambe le persone.”
Possiamo dire che “e’ carezza tutto ciò che, riconoscendo l’esistenza dell’altro, comporta una comunicazione con una valenza affettiva, anche minima.
Assertire sorridendo, toccare amichevolmente una spalla dire “sono contenta di vederti”, ascoltare con attenzione, dare un segno di disponibilità.”
Le carezze riguardano la totalità della persona come delle loro azioni.
Facciamo un esempio per comprendere meglio il concetto.
“In un giardinetto pubblico un bambino si sporca la camicia di gelato. La mamma che lo accompagna gli grida stizzita : “Sei un cretino”.
In questo caso la mamma da al bambino una carezza negativa incondizionata., senza appello.
Se gli dicesse con aria di disapprovazione : guarda che ti sei sporcato, gli farebbe una carezza negativa condizionata.
La carezza condizionata implica la disapprovazione di quell’azione, di quel modo di fare.”
Una carezza incondizionata negativa colpisce la persona nel suo insieme.
Una carezza negativa condizionata è come un’area di possibile miglioramento.
Una carezza positiva condizionata, “hai fatto una cosa carina”, fa proprio piacere.
Una carezza positiva incondizionata, “sei carino”, può far godere.
Se ad essere destinatari di carezze si riceve qualcosa, lo stesso accade a colui che pronuncia le carezze.
Dare una carezza positiva, sia essa condizionata o incondizionata, arricchisce anche chi la da.
Dare una carezza negativa condizionata è fare una critica lasciando aperta la porta alla relazione.
Dare una carezza incondizionata negativa significa giudicare la persona e lascia l’amaro in bocca.
A proposito di carezze, mi permetto di consigliarti un bellissimo libro, da cui ho tratto il “virgolettato”, di Giacomo Magrograssi sulle carezze, Le carezze come nutrimento edito da Baldini Castaldi Dalai Editore.

Se la vita è tutta una questione di relazione, per una buona vita stiamo attenti alle carezze che facciamo e alle carezze che chiediamo.
Possiamo fare tanto bene o tanto male anche a noi stessi.
Claudio
Ne abbiamo bisogno nelle relazioni private ma anche in quelle pubbliche e professionali.
“Parlare di carezze significa parlare di riconoscimenti.
Riconoscimento di sé e riconoscimento dell’altro; e poi ancora riconoscimento di sé attraverso il riconoscimento dell’altro.”
E il riconoscimento di sé attraverso il riconoscimento dell’altro è una delle più belle esperienze della vita.
Ma che cos’è una carezza?
“La carezza è tutto ciò che, nella relazione tra due persone, implica uno scambio comunicativo, verbale o no, che comporta una certa dose di emozione, in una o entrambe le persone.”
Possiamo dire che “e’ carezza tutto ciò che, riconoscendo l’esistenza dell’altro, comporta una comunicazione con una valenza affettiva, anche minima.
Assertire sorridendo, toccare amichevolmente una spalla dire “sono contenta di vederti”, ascoltare con attenzione, dare un segno di disponibilità.”
Le carezze riguardano la totalità della persona come delle loro azioni.
Facciamo un esempio per comprendere meglio il concetto.
“In un giardinetto pubblico un bambino si sporca la camicia di gelato. La mamma che lo accompagna gli grida stizzita : “Sei un cretino”.
In questo caso la mamma da al bambino una carezza negativa incondizionata., senza appello.
Se gli dicesse con aria di disapprovazione : guarda che ti sei sporcato, gli farebbe una carezza negativa condizionata.
La carezza condizionata implica la disapprovazione di quell’azione, di quel modo di fare.”
Una carezza incondizionata negativa colpisce la persona nel suo insieme.
Una carezza negativa condizionata è come un’area di possibile miglioramento.
Una carezza positiva condizionata, “hai fatto una cosa carina”, fa proprio piacere.
Una carezza positiva incondizionata, “sei carino”, può far godere.
Se ad essere destinatari di carezze si riceve qualcosa, lo stesso accade a colui che pronuncia le carezze.
Dare una carezza positiva, sia essa condizionata o incondizionata, arricchisce anche chi la da.
Dare una carezza negativa condizionata è fare una critica lasciando aperta la porta alla relazione.
Dare una carezza incondizionata negativa significa giudicare la persona e lascia l’amaro in bocca.
A proposito di carezze, mi permetto di consigliarti un bellissimo libro, da cui ho tratto il “virgolettato”, di Giacomo Magrograssi sulle carezze, Le carezze come nutrimento edito da Baldini Castaldi Dalai Editore.

Se la vita è tutta una questione di relazione, per una buona vita stiamo attenti alle carezze che facciamo e alle carezze che chiediamo.
Possiamo fare tanto bene o tanto male anche a noi stessi.
Claudio
I BAMBINI IMPARANO CIO' CHE VIVONO
I BAMBINI IMPARANO CIO' CHE VIVONO
(di Dorothy Law Nolte)
Se un bambino vive con le critiche, impara a condannare.
Se un bambino vive con l'ostilità, impara ad aggredire.
Se un bambino vive con il timore, impara ad essere apprensivo.
Se un bambino vive con la pietà, impara a commiserarsi.
Se un bambino vive con lo scherno, impara ad essere timido.
Se un bambino vive con la gelosia, impara cos'è l'invidia.
Se un bambino vive con la vergogna, impara a sentirsi in colpa.
Se un bambino vive con l'incoraggiamento, impara ad essere sicuro di sé.
Se un bambino vive con la tolleranza, impara ad essere paziente.
Se un bambino vive con la lode, impara ad apprezzare.
Se un bambino vive con l'accettazione, impara ad amare.
Se un bambino vive con l'approvazione, impara a piacersi.
Se un bambino vive con il riconoscimento, impara che è bene avere un obiettivo.
Se un bambino vive con la condivisione, impara la generosità.
Se un bambino vive con l'onestà e la lealtà, impara cosa sono la verità e la giustizia.
Se un bambino vive con la sicurezza, impara ad avere fiducia in se stesso e in coloro che lo circondano.
Se un bambino vive con la benevolenza, impara che il mondo è un bel posto in cui vivere.
Se vivi con serenità, il tuo bambino vivrà con la pace dello spirito.
Con che cosa sta vivendo il tuo bambino?
(traduzione dall'inglese di G. Carro © 2006)
Che bambino avremmo voluto essere?
Quali bambini stiamo aiutando a crescere con i nostri pensieri, con i nostri comportamenti?
Ciao
Claudio
giovedì 20 novembre 2008
Un abbraccio a chi fa sport

Eccomi abbracciato ai monumenti dello sport cernuschese e nazionale di ieri e di oggi, la sera dello spettacolo un Movimento per lo Sport tenutosi alla Casa delle Arti Sabato 15 novembre 2008, per il varo della Consulta dello Sport di Cernusco sul Naviglio.
Voglio sopratutto abbracciare simbolicamente tutte le persone che fanno sport perchè, come ha ricordato anche il Cardinal Martini nel suo ultimo libro Conversazioni notturne a Gerusalemme, sport e preghiera sono parte della cura di sè.
Se c'è una spiritualità dell'anima che vibra attraverso la preghiera, c'è una spiritualità del corpo che si libera attraverso lo sport.
Buon viaggio Consulta dello Sport!!
Claudio
martedì 18 novembre 2008
Un mondo di sapori con il Kem Kogi

Cena etnica e mostra batik
Sabato 29 Novembre 2008
h. 20.00 presso l' Oratorio Paolo VI (Cernusco sul Naviglio)
Iscrizione: 15,00 euro – bambini gratis
Si raccomanda la conferma della partecipazione entro mercoledì 26 ai seguenti numeri:
Antonio 3396558448 – Daniele 3332579001 – Elisa 3381783749 – Maurizio 3805283685
L’incasso della serata contribuisce al finanziamento di un progetto per la costruzione di un pozzo di acqua potabile in un quartiere del grosso villaggio di Bekamba (Ciad)

Il Kem Kogi è sopratutto un gruppo di amici con la passione per gli altri.
Mettersi insieme e dare tutto senza trattenere un solo centesimo per i progetti di un continente che rimane colonizzato da noi occidentali.
Debito pubblico, rapina delle risorse naturali, sfruttamento delle risorse umane è ciò che segna la storia di questi "ultimi", che il Kem Kogi vuole aiutare, con progetti locali.
Porta la tua goccia nel mare della solidarietà.
Ci vediamo a cena.
Ciao
Claudio
Iscriviti a:
Post (Atom)
Lasciami un tuo segno. Grazie
Grazie per i commenti lasciati. Vi chiedo una cortesia, lasciate la vostra firma, un riferimento, almeno il nome, magari la mail. La vita non è solo questione di merito e di metodo, ma anche e soprattutto una questione personale. Le cose che si dicono, come si dicono, acquistano sapore se riferite a un volto, a un nome.Ciao Claudio.
mail claudiogargantini@alice.it
cell. 335.6920669
fax 06.418.69.267
mail claudiogargantini@alice.it
cell. 335.6920669
fax 06.418.69.267